Non ero in ansia, ma neanche sereno come magari lo ero a cena.
Ero andato prendermi una pizza al Master Pizza di Gattinara, visto che Ale quella sera giocava proprio lì, a pochi km da casa, e me la ero mangiata godendomi il suo ritorno in campo dopo 3 mesi di forzata inattività.
Mai avrei pensato che da lì a qualche ora mi sarei innamorato di nuovo.
Nessuna femme fatale, nessun colpo di testa o seduzione.
Semplicemente, e con questo torniamo alla mia sedia, ti avrei incontrata.
Ero lì, in quello stato che non ha una definizione, né un nome specifico.
Non è una fase, non è una sensazione, è un essere.
Come se tutto , dentro e fuori di te, velocizzasse (il tempo) e rallentasse (la sua percezione ) in ugual modo.
Non lo descrivi quel momento, lo vivi.
Ed infatti sono certo di non essere riuscito a spiegarlo a chi legge.
Una sedia, il buio fuori, il silenzio assordante di un corridoio vuoto di fianco a me.
Poi un rumore di ruote.
"Su su, vieni dai" mi comanda.
E vanno via, con quel "carrello".
"Prendi le valigie non lasciarle li", dirige ancora.
"Eh? Ah, si, arrivo " bofonchio...
E tempo di mettere in tasca il rosario appena finito di sgranare , raccogliere goffamente maglioni, giubbotti e borsoni, che le ho già perse.
"Ma dove cavolo...."
Poi sento un leggero brusio.
Avanzo, piano, quasi non volessi disturbare , ma impaziente di trovarle.
Entro, giro a sinistra.
Vedo Paola, una delle due che cercavo.
Mi da due o tre "ordini" ,come suo solito, ma non so neanche cosa mi abbia detto.
Avevo trovato l'altra.
Ti avevo trovata.
Mi avvicino.
Cauto, sommessamente , quasi non fossi quello che sono in realtà.
Non ho ancora capito di essere quello che nel cuore sono già da nove mesi.
Come se dovessero dirmelo.
Sei ancora dietro all'infermiera che ti sta pesando.
Io sono due passi a lato, come uno spettatore non pagante, che non vuol far rumore per non farsi sgamare.
Ma poi ho incrociato il tuo sguardo.
Lo so che tu non mi hai visto, non avresti potuto. Per un po tu vedrai solo da molto, molto vicino. Ed io ero ancora distante.
Non solo fisicamente.
Ma lo so lo so lo so e lo so che ci siamo visti in quel momento. Non con gli occhi, col cuore.
Ed è lì che è calato il sipario su quel momento che non descrivi, ma vivi, quel momento " che sei".
Ma contrariamente agli show, che alla chiusura del sipario si concludono e si esce di scena , per noi lo spettacolo iniziava.
Come se fossi stato investito di un ruolo, sono uscito dalla bolla, i sussulti del cuore hanno iniziato a farmi sorridere sorridere ed ancora sorridere.
Tu piangevi e io ridevo.
Che pessimo inizio per una relazione!
Chissà cosa penserai tra vent'anni quando magari leggerai queste righe e mi dirai " Papo, ma ti pare???ridere di una donna che piange???" con quel tuo fare sbarazzino e furbetto da simpaticona quale sarai...
E ti dirò che in realtà piangevo anche io.
Perché finalmente quello stato di "essere" privo di una descrizione concreta, finalmente prendeva dei connotati più narrativi, come un nodo alla gola e delle lacrime di gioia, tanto per fare un esempio neanche troppo astratto.
Mi sono avvicinato.
Il timore reverenziale spariva passo dopo passo.
Ti ho vista più da vicino.
Rossa, rossissima.
Ma bella, bellissima.
Quanti capelli.
Occhioni non ancora definiti, ma già per me meravigliosi.
E le mani? Da stringere così tanto da averle impresse a mo di tatuaggio sul proprio palmo.
Piangevi.
Ed era bello sentirti , perché eri viva e stavi bene.
Per me e mamma sei vissuta e nata già nove mesi prima.
Ma fino a quel momento eri un pancione, una foto storpiata in bianco e nero, tanti completini ripiegati in un cassetto...non eri 50 cm di amore ed una promessa per tutta la vita.
Volevo il 17 o il 14 per onorare nonna Benjiamin.
Poi, quando ho saputo dell'induzione , ho pensato al 7.
Il Signore ha deciso che era il 6 aprile 2022 il giorno giusto e per me va bene così perché così avrò un nuovo numero speciale da tenere in considerazione.
E per questo non smetterò mai di ringraziarLo del dono che ci ha fatto, arrivato come fulmine a ciel sereno, accolto con gioia da me e mamma....
La tua mamma...che regalo (pure lei) che mi ha fatto.
Sapeva cosa voleva dire ...io no...
Lei sapeva cosa le sarebbe costato...io no...
Si immaginava come sarebbe vissuta da quel momento in poi..io no...
Eppure ti ha amato, forse anche più di me, sin dalle 06:01 del 15 agosto.
Ti ha coccolata nella pancia.
Ha cantato per te.
Ha dormito con te.
Ha cambiato taglia di pantaloni per te.
Ha messo gli stessi vestiti per mesi per te (cioè non proprio gli stessi, aveva un paio di cambi😅).
Ha pianto, sofferto e sudato per te.
Si è fatta pure due mesi di insulina e rinunciato a piatti e piatti di pasta per te (this is real love😝)
E grazie anche a lei, ho potuto prima essere -senza saperlo- e poi diventare PADRE.
Benvenuta nella nostra vita Amore di papà e di mamma.
Benvenuta, piccolo e grande sconvolgimento gioioso di Ale ed Ily.
Benarrivato, semino miracoloso che io e mamma ci impegneremo ad accudire e far crescere nel modo migliore possibile.
Benvenuta Benedetta.
Perché alla fine , questo post, potevo farlo molto più corto e scriverne solo il titolo, che avrebbe avuto il tuo nome.
Ed avrei detto, ugualmente, ma in silenzio e sottovoce , tutte queste cose.
Quella sedia, quel corridoio vuoto, quel rossore e quello "sguardo" spero e conto di non perderli mai.
Oppure di perderli, perché nel frattempo avrò una tua risata da ascoltare, una foto con delle candeline da stampare, un graffio da disinfettare, un grembiule da lavare, un gioco da tavola da ritirare, un posto a tavola da apparecchiare, un gelato da gustare insieme, una lacrima da asciugare...insomma, una vita da raccontare e ricordare.
Mi sono innamorato ancora.
Che guaio!
No, non è un guaio.
È una figlia.
Buona notte.
Papà.