martedì 16 aprile 2013

Sarei in grado?

Capita spesso di litigare con qualcuno.
Capita ancor più spesso di "fare a parole" (che strano modo di dire, messo per iscritto) con i proprio familiari.
Capita o è capitato, ancor più frequentemente, di scontrarsi con mamma e papà.

Non so più chi lo diceva, se una canzone o una pubblicità, ma l'amore non è bello se non è litigarello (o litigatello, beh il senso si è capito).
Forse era più riferito ad un rapporto di coppia, che ad un rapporto genitori-figli, però anche in questo caso di amore si tratta.

Perchè ci vuole veramente tanto amore per sopportarci.

Perchè, ovviamente, noi figli sappiamo già tutto della vita.
Sappiamo che il moroso\la morosa perso\a a 15 anni è l'amore che non tornerà mai più e che non ci farà mai più riprendere. Che resteremo per tutta la vita soli.

Perchè a 22 anni, hai finito la scuola, hai la patente e magari già lavori. Quindi sei grande e puoi andare via da casa, perchè sei capace di vestirti da solo e sei capace di farti una pastasciutta. Perchè ti rifai il letto quasi tutti i giorni e una volta al mese, se ti va, sistemi la camera.
Poco importa se le bollette sono solo delle buste che metti da parte quando ti capita di ritirare la posta e se i vestiti (che sei capace ad indossare da solo) li lava e li stira qualcun altro.

Poi non dimentichiamoci degli impegni con la società.
Se sei una persona impegnata e magari hai anche la fortuna di avere "successo" con le persone, eh, allora sei veramente grande. Sei in grado di restare in piedi da solo.
Quindi, hai tutto il diritto di entrare in casa e se ti viene detto qualcosa che non va, se succede qualcosa che non va, tu ora puoi dire la tua opinione, che ovviamente è giusta, vera, sacrosanta, perfetta.
E non ti limiti a questo. 

Eh si, perchè dall'alto della tua raggiunta onnipotenza, dispensi consigli e giudichi chi in realtà è stato il tuo maestro dal primo istante in cui hai respirato.

Come nei cartoni o nei film di una volta, un maestro buono e severo al tempo stesso.
Paziente ed impaziente, come tutti gli uomini e donne di questo mondo.
Calmo ed agitato, ansioso e tranquillo, sereno e nervoso. Come tutti gli essere umani.

Che non ha mai smesso di credere in te e lavorare per te.
Nel silenzio, nella fatica di non essere mai ringraziato e ricompensato abbastanza, perchè qui stiamo parlando del mestiere più grosso, importante e difficile di sempre.
Altro che manager di industria, altro che politici e ufficiali militari.

Stiamo parlando di un mestiere che richiede tantissime qualifiche:
- Master in pazienza e perseveranza universale.
- Corso completo di animazione per ragazzi da 0 a 35 (e oltre) anni
- Licenza per maestra\o elementare
- Finalista a Master Chef
- Direttore finanziario - Home Business 
- Disponibilità e predisposizione ad amare sempre e comunque
- Capacità di lavoro di gruppo e delega attività
- Master nel perdono anche in caso di torto subìto.
- Conoscenza lingue (bebè ed infanzia base, italiano arrabbiato scolastico, italiano singhiozzante, italiano euforico, italiano cresciuto avanzato)

E queste sono solo le più comuni e semplici richieste.

Capita però, anche se ti accorgi di tutte queste cose, di non cogliere comunque il momento.
Di non realizzare che anche se sono mamma e papà, sono persone in cammino anche loro!
Volenti o nolenti, per noi mamma e papà sono supereroi. Infallibili, che non hanno bisogno di grandi cose o che comunque per noi, ci sono sempre e questo lo diamo per scontato.

Ma anche loro affrontano continuamente delle prime volte!
La prima volta che sono diventati genitori (e questa consapevolezza, secondo me, toglierebbe una sacco di litigi e gelosie tra primi ed ultimi fratelli)
La prima volta che si sono spaventati per noi.
La prima volta che non sapevano come dirci di un no e soffrivano più loro a darci quel rifiuto che noi a riceverlo.
O quando non tornavamo mai a casa la sera e mentre noi stavamo sperimentando i primi sussulti del cuore, anche loro avevano i battiti accelerati, ma per lo spavento.
O quella volta in cui sei stato all'ospedale e si sarebbero presi loro il male o la malattia, pur di farti uscire subito e correre per strada, sul campo di calcio, in oratorio, dagli amici, dalla tua morosa.
Si, avrebbero scambiato subito, senza esitare, senza pensare alle conseguenze, il tuo nome sulla cartella clinica, con il loro.

Come dimenticare poi quando sei caduto, caduto veramente.
E loro erano li.
A modo loro ovviamente.

Ecco il punto fondamentale, il nocciolo della questione.
Il loro modo.
Lo vorresti cambiare, da sempre. Appena riesci a compredere qualcosina, a modo tuo, del mondo, appena hai la loquacità per farti sentire, inizi la battaglia per cambiarli.

E vedi solo questa sfida!
Ti si innesta un pregiudizio così profondo, così ben piantato, che non riesci a cogliere tutte le volte che loro si sono messi in discussione.
Tutte le volte che sono stati zitti (e tu avresti voluto che parlassero) ed il silenzio era la risposta più giusta!
O tutte le volte che hanno alzato il tono o imposto la loro ragione e si è rivelata la scelta giusta.

E le ore di lavoro aggiuntive, le comodità a cui hanno rinunciato, i sacrifici economici e fisici che hanno fatto? Tutto per permetterti di calzare ai piedi quelle Diadora arancioni senza le quali ti sentivi sfortunatissimo ed il bambino più povero del mondo.
O per permetterti tutti i sabati sera la coca + la pizza o due ore di divertimento alla sala giochi.
Cose che ovviamente ti sembravano il minimo indispensabile, perchè ormai stavi diventando grande e avevi già capito tutto della vita. see...capito tutto...proprio...

Vorrei tornare indietro, vorrei comprendere prima questi ragionamenti e risparmire tanti mal di pancia.
Vorrei aver aperto prima gli occhi. Vorrei non essere stato così supponente da credere di saper già tutto della vita.
Non posso.

E allora posso promettermi e provare a tenere ben chiari in testa queste riflessioni quando il telefono suonerà e la telefonata durerà  tra i 25 ed i 30 secondi, perchè voleva sapere solo se eri in casa. E poco importa se volevi parlare anche tu, ma non sei andato oltre al "pronto" iniziale.

O ricordarsene, e qui sarà dura, quando un'altra serratura della porta si romperà o una gomma della bicicletta si bucherà.

E vorrei farmi sentire, questa volta come appoggio e non come spina nel fianco, quando affronterete le altre prime volte che vi aspettano.
La prima volta in cui vi sentirete vecchi.
La prima volta in cui penserete, seriamente, che siete alla fine di un fantastico cammino.
La prima volta in cui vi sentire soli e "inutili".

Per dirvi che non siete inutili o troppo vecchi per insegnarci ancora qualcosa. 
Ed il cammino da voi tracciato, faticosissmo, sarà oro prezioso per noi che arriviamo da dietro.

Sono realista, conosco il mio caratteraccio.
Ma adesso l'ho scritto e qualcuno lo leggerà. Quindi sono uscito allo scoperto e devo impegnarmi.

E se qualche volta non vi voglio, vi evito o non vi chiedo le cose, accettatelo anche voi.
E' il mio modo di capirmi e di capirvi e di evitare quei litigi e quelle discussioni che tante volte avrei voluto non fare.

Grazie mamma, grazie papà. 
Non stufatevi mai di me.

Io...Sarei in grado?

2 commenti:

  1. Patri...hai scritto una cosa bellissima...e tanto vera...

    Bravo Pat =)

    Ciauz!

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  2. E' bello che tu lo abbia scritto e capito.
    C'è chi lo capisce solo quando diventa genitore o forse non lo capisce per tutta la vita.
    Questo è crescere e maturare.
    Prendere atto dei propri limiti e dei propri difetti.
    Questo è imparare a convivere con se stessi, che a volte (almeno per me) non è sempre facile.
    Io ci sto provando e anche tu ce la farai.
    SorellONE

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B&B

Ero lì, sulla sedia, avrò percorso si e no 1 km girando intorno al tavolino della sala d'attesa negli ultimi 10 minuti. Non ero in ansia...