Sono giorni ormai che voglio scrivere sul blog.
Non ho l'assillo di dover "per forza" pubblicare qualcosa, ma ne ho voglia, per questo ci penso.
Infatti sono solito pensare sempre, tantissimo, forse troppo.
E tra i vari pensieri passano sia le cose piacevoli, sia quelle "doverose" (=lavoro, casa,etc), sia quelle spiacevoli.
Queste ultime, solitamente, sostano nella mia mente il tempo necessario a farmi innervosire o,nel caso di pensiero "doveroso+spiacevole", a farmi venire il senso di colpa per non essermi ancora sbrigato a fare quella tal cosa.
Il blog fa parte dei pensieri piacevoli e, per tornare al ragionamento iniziale, ci penso frequentemente e mi vengono spesso più idee o argomenti da trattare.
Siccome però ho anche dei "doveri", non posso sempre mettermi a scrivere di getto quando mi viene un idea, cosa che preferirei fare per via della mia memoria altamente volatile che mi porta a dimenticare dopo poco tempo il pensiero fatto.
E' così che in questi giorni sono passato dal voler parlare più approfonditamente di politica, visto l'avvicinarsi delle elezioni, ma poi mi sono anche detto che già se ne parla troppo e forse non avevo cose troppo intelligenti o utili da dire in fin dei conti.
Passo così ai pensieri verso la voglia.
L'aver voglia. Lo faccio perchè ho voglia. Ho smesso perchè non avevo voglia.
I calciatori credo che abbiano un contratto per dire almeno 3 volte la parola voglia nei loro discorsi.
E avrei discusso su come sempre più spesso si parli di voglia (pensiero personale e soggettivo) e sempre meno di dovere, sacrificio, essenzialità. (concetti collettivi e di visione comunitaria)
Spunta poi l'ipotesi di un post sulla realizzazione delle nostre "piccole" imprese o sulle nostre piccole scoperte.
Chissà quanti di voi, io tantissime volte, dopo aver fatto una scoperta o dopo aver realizzato come si faceva una tal cosa, si sono sentiti come i primi al mondo ad averlo fatto.
Come quando pensi di essere troppo furbo a partire ad un certo orario e a fare una certa strada (verso una città, sottintendo) e poi ti ritrovi ugualmente in coda.
E via dicendo.
Arrivo poi a oggi, a questa sera, ad ora, che sono nel letto, stanco morto, ma che voglio scrivere sul blog.
E ripenso alla giornata e al viaggio in metropolitana.
Forse non a tutti capita di viaggiare spesso in metro, ma quello di cui vi voglio parlare lo possiamo vedere nei ristoranti, nelle sale di attesa del medico o del dentista, in un qualsiasi posto pieno di gente ed in cui dobbiamo aspettare o in cui dipendiamo da qualcun altro.
Parlo della solitudine che si prova, in questi anni, nello stare in mezzo alla gente.
Che paradosso, ne?
Certo, accennando alle "scoperte fai da te" di cui parlavo pocanzi, so di non fare un discorso nuovo ed originale e che tra i miei lettori c'è chi già comprende e forse ha realizzato prima questi pensieri.
Ma quello che voglio dire è: ma quanto siamo diventati incapaci di relazionare?
Io stesso, che adoro, amo, voglio, ho una fame insaziabile di relazioni, sto diventando grigio, incapace di avviare un discorso, di fare conoscenza, di stringere rapporti.
In metro, come dicevo, mi sforzo di non usare il cellulare proprio per osservare questo fenomeno.
Mi capita rarissimamente di incrociare uno sguardo. Un pò perchè fa figo tenere gli occhiali da sole spessissimi e nerissimi anche all'interno del vagone, ma quello è più un discorso di moda e style.
Ma soprattutto perchè le teste sono chinate a 45° verso la tastiera di un pc, verso il touch di un iPad, sui tastierini (ormai schermi) dei telefonini. Alcuni, anzi alcune, eroiche donne osano ancora sfoggiare un libro cartaceo, che sono romanticissimi e sempre verdi, ma sono pur sempre una forma di "isolamento" dal resto. (Anche se, tra tecnologia e carta, salvo sempre quest'ultima.)
Per non parlare delle sale di aspetto o dei ristoranti!
La mia professione mi porta a viaggiare e mangiare pranzo o cena fuori casa. Che sia ristorante, bar, pizzeria, kebabberia, vuncion fuori dal Globo, una volta seduti a tavola, la mano si sposta verso la tasca del jeans o della giacca e si estrae la nostra seconda anima, ormai lanciata, per citare Berlusconi, al sorpasso sulla nostra prima, vera, natura spirituale.
Le uniche eccezioni sono dovute al cameriere che, mannaggia a lui, ci viene a prendere l'ordinazione ed allora in quel momento dobbiamo alzare lo sguardo e, grosso problema, parlargli.
Io vivo nella tecnologia e vivo grazie alla tecnologia, se entrate a casa mia rischiate una emicrania istantanea dalla mole di apparecchiature elettroniche e digitali che vi trovate dentro.
Ma non sopporto di essermi fatto avvinghiare e imbrigliare così.
Mi viene in mente l'immagine de "La storia infinita" con il nulla che avanza.
Ecco, mi sento come se fossi stato risucchiato dal "nulla". E non perchè vivo in mezzo alle risaie.
Quando ero piccolo e mi facevo accompagnare dal dottore, la sala d'aspetto era fantastica perchè ti ritrovavi come nelle stalle del dopoguerra, giovani, adulti e anziani tutti insieme nella stessa stanza.
Il gesto del papà o della mamma che fanno sedere "il vecchio" di turno. Ora non lo fai più perchè non lo vedi neanche l'anziano, sei dentro al cellulare.
Oppure la chiaccherata e lo scambio di vedute tra due persone in attesa. Ora non sai neanche chi hai di fianco, perchè stai messaggiando con altri che sono a km di distanza da te.
Quando tornavano a casa i miei fratelli ricordo che le frasi iniziavano con, "ho trovato Gino (nome di fantasia) e abbiamo chiaccherato un pò" "Luca era dal panettiere e mi ha detto che ...." "Sono andato a trovare Filippo per ricordargli che..."
Adesso, lo standard è:
- L'ho sentito = ci siamo scambiati 15 SMS o, santa tecnologia, 876 messaggi di Whatsapp.
- Ho saputo che = ho letto lo stato di una persona su Facebook
- Gli ho detto chiaro quello che penso = gli ho scritto una mail
Le telefonate, dall'essere un evento o una rarità (qualcuno di voi ricorda i gettoni? o le schede della SIP?) sono diventate motivo di disturbo e nervosismo (in effetti ora, puoi chiamare a tutte le ore).
Mi rendo conto che sto divagando, ma per me, uomo tecnologico, come sono definito da chi è riuscito a mantenere la "verginità" delle relazioni umane, dispiace troppo aver perso questa "purezza" e dispiace vedere che purtroppo non ci aiutiamo nel cercare di mantenerla o riconquistarla.
Una precisazione: sto volutamente criticando le accezioni negative della tecnologia a disposizione, dello sviluppo e dell'innovazione. Sono favorevole a tutto ciò e sono il primo sostenitore che in certe situazioni (tantissime) hanno creato lavoro, opportunità, vantaggi.
Che hanno permesso cose prima inimmaginabili e che sono utilissime per chi è distante non per volere, ma per dovere (penso a chi lavora mesi via da casa o a chi si trova dall'altra parte del globo).
Però, come in tutte le cose, "il troppo stroppia" e io forse ho esagerato. Un pò per piacere, un pò per dovere.
E la mia, forse, è fondamentalmente nostalgia.
Nostalgia di un periodo della mia vita in cui riuscivo ad avere un equilibrio, in cui forse era più forte il desiderio di conoscere rispetto alla paura di un rifiuto od un fallimento.
Forse, avevo intorno persone che mi sollecitavano diversamente.
Forse, sono io che non so recepire i messaggi di chi mi sta intorno ora, che anche attraverso la tecnologia, cerca di relazionarsi.
E' vero, come cristiani e non solo, siamo chiamati a vivere il tempo in cui ci troviamo.
E allora, volgo in positivo questa carrellata di pensieri negativi e mi dico che forse è arrivato il momento di sfruttarla questa tecnologia, di usarla per parlare la stessa lingua di chi mi sta intorno, ma con l'idea, che poi la relazione vera, quella che resta, quella che tocca il cuore, è quella fatta di sguardi, di timbri di voce, di risate udite con le proprie orecchie e non lette tra il simbolo uguale ed una parentesi chiusa.
Allora, ben venga Twitter, ben vengano Facebook e questo blog, grazie Whatsapp che ci fai risparmiare e grazie SMS che hai iniziato a farci messaggiare.
Ma che siano solo un mezzo.
Che poi si arrivi ad una telefonata e, da ultimo, ad un tavolo, due sedie ed un bicchiere da bere in compagnia.
Allora lì, la tecnologia sarà divenuta progresso.
Ciao
Notte
Pat
PS: un saluto a @LittleCinderella che ha fatto reclamo formale per non essere "seguita" sul suo Blog! =) (sorriso digitale)
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B&B
Ero lì, sulla sedia, avrò percorso si e no 1 km girando intorno al tavolino della sala d'attesa negli ultimi 10 minuti. Non ero in ansia...
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C'è una battaglia, uno scontro, tutto mio, tutto interiore, che porto avanti ormai da un sacco di tempo. E' una sfida combattutissi...
Ho letto il tuo posto dopo pranzo, poi sono uscita perchè dovevo andare dal dottore e mentre ero in sala d'attesa con un'altra decina di persone pensavo a quello che avevi scritto...e mi sono impegnata a non tirare fuori il cellulare, anche solo per noia. Ora, premetto che la realtà della sala d'aspetto di uno dei due dottori del paese (San Germano conta appena 1700 abitanti) è un po' diversa da quella della metro di Milano e proprio per questo ringrazio perchè trovi bene o male sempre qualcuno che conosci (tipica è la frase detta da almeno 3 simpatiche nonnine "uuuuuh, ma ti t'è la mata dla stefania dla posta!!Ma ti t'è la Paola o la Chiara) e puoi fare conversazione (anche se si finisce sempre per fare a gara a chi ha il male peggiore, il tempo che peggiora, non ci sono più le mezze stagioni, ah quanch'isaua giun mi....ecc. ecc.) Alcuni ambienti non contaminati ancora dalla tecnologia ci sono e sono davvero belli da vedere.
RispondiEliminaIl punto secondo me del perchè non riusciamo più a creare delle relazioni spontanee quando siamo in giro è anche perchè in noi magari c'è anche la vogli di avvicinarsi, di sorridere, di scambiare uno sguardo, ma abbiamo paura della reazione "vuoi una foto??" che può avere l'altro.E non so come abbiamo fatto a ridurci così..in generale non c'è più una mentalità aperta e di accoglienza verso gli altri.
La tecnologia ha distrutto la comunicazione faccia a faccia, è vero. Ci facilita le cose, psicologicamente parlando!Uno schermo si affronta molto più volentieri piuttosto che il moroso piantato, l'amico in difficoltà, chiunque ci chieda di fare uno sforzo emotivo.
Ma condivido anche la parte positiva della tecnologia, perchè se da una parte distrugge la comunicazione, aiuta anche a farla nascere a farla crescere e evolvere in qualcosa che potrà diventare una relazione reale e non più virtuale. Non siamo tutti bravi a socializzare subito con le persone..La mail, l'sms, il messaggio su facebook ti dà l'opportunità di sentire con meno timore quella persona a cui tieni particolarmente, opportunità che magari prima non avresti mai avuto.
Chiara =)
Oggi sono stato anche io in sala d'attesa e...niente cellulare...purtroppo sono rimasto in compagni per poco e quindi...silenzio... ahahah
EliminaCome vedi in questo momento ho condiviso con voi i vostri pensieri. E' molto positivo perchè se con te potrei anche parlarne personalmente , con Chiara che non conosco personalmente mi diventerebbe difficile. Certo che il rapporto interpersonale deve essere assolutamente al primo posto, ma anche questi momenti che io adoro, perchè posso uscire un pochino dalla mia casa, dal mio lavoro, sono veramente importanti. Ovviamente la seggiola a casa nostra ti aspetta sempre, basta che tu dica quando. Un abbraccio, Rosella
RispondiEliminaRosy, hai ragione. Infatti questi sono gli aspetti positivi della tecnologia.
Eliminaio mi riferivo però a quelle situazione in cui si è amici o comunque ci si frequenta e si comunica solo virtualmente!
amici o persone che su FB o per sms si dicono di tutto per poi ammutolirsi quando si trovano faccia a faccia.
questo non sopporto.
Little Cindrella risponde che Chiara (sua sorella) non ha capito che scherzavo :-)
RispondiEliminaPer quel che hai scritto in questo post.. beh io non sono una persona molto socievole, quindi dal dottore, a meno che non ci siano persone che conosco anche solo di vista, è difficile che attacchi a parlare (anche quando mi chiedono: "ma t'è la mata d'la Stefania d'la posta? Chi ca t'è? Cula granda o cula cita?"). Quindi -in questo caso- il cellulare per me è l'alternativa al numero di "Chi" del febbraio '99 che, proprio dal 99, sta li sul tavolino, con un terzo delle sue pagine.
La distruzione dei legami secondo me è evidente quando si è tutti in gruppo tra amici, in un luogo di ritrovo, e subito si avverte l'esigenza di tirare fuori il cellulare per vedere se c'è una notifica su FB, di geotaggarsi e taggare gli amici presenti, i quali magari tirano fuori il cellulare e commentano tale post.. dicendo qualcosa che si poteva tranquillamente dire a voce. Quando vedo queste cose penso subito "ok, dai, non si divertono.. se no che motivo ci sarebbe di estraniarsi?" e forse è così, ma non credo che il non divertirsi dipenda dalla tecnologia.. ma da noi, da quel voto che ognuno cerca di riempire frequentando locali in, comprando vestiti di marca, qualcosa di costoso... o passando il tempo sui social network con uno smartphone.
basta, ho proferito cose troppo serie... :)
Ciao Paola, grazie del commento, anche perchè hai toccato il punto.
EliminaMi sorprende però che tu ti definisca poco socievole quando sei "artista", scrivi un blog, twitti, etc.
Ne sei sicura?
ciao